Recensioni


Commenti dei lettori...

Larry Malping (cultore di Musica, Vicenza)

Ho letto (e riletto con estremo piacere) l’ultimo libro di Adele Boghetich R. Wagner, Parsifal e il segreto del Graal, pubblicato dall’Editore Zecchini. Da ascoltatore appassionato, lo ammetto, da quando ho conosciuto i primi scritti della Boghetich non ho smesso più di leggerli, perché mi hannosempre aperto nuove prospettive su due compositori che amo molto: Mahler e Wagner. Quest’ultimo libro, in particolare, è stato illuminante e mi ha fatto scoprire aspetti del Parsifal wagneriano che avevo trascurato, o non considerato pienamente, nonostante avessi ascoltato il dramma parecchie volte e, nel 1985 alla Fenice di Venezia, visto dal vivo.

Il volume inizia con una bella prefazione di Guido Salvetti, utilissima per introdurre l’argomento. Segue, poi, il capitolo intitolato “Eroi della rinuncia”. Qui l’Autrice riprende alcuni temi wagneriani di natura filosofica – l’influsso di Schopenhauer in particolare – che già erano stati analizzati nel precedente volume dedicato al Tristan und Isolde, quindi fotografa l’artista al lavoro, ne descrive i rapporti con il mondo culturale coevo, annuncia quei temi “cristiani”, e insieme orientali, che saranno peculiari nel Parsifal: i temi della redenzione, del dolore e della compassione. È un racconto molto affascinante, delineato con magnifica scrittura. Segue un lungo esaustivo capitolo dedicato alla trama avventurosa del Parzival di Wolfram von Eschenbach, la fonte medievale cui si è ispirato Wagner. Dopo la genesi del dramma wagneriano, in cui vengono delineati personaggi e temi dell’opera, ecco tre capitoli preziosissimi, dedicati ad una analisi accurata dei singoli atti del Parsifal. Personalmente ho seguito con interesse prima, con emozione e commozione poi, l’evolversi di una trama che già credevo di conoscere scoprendo, invece, percorsi che neanche immaginavo.

Il capitolo finale – “Religione e Arte” – è assolutamente rivelatore. Qui l’Autrice analizza l’ampio scritto di Wagner sulla funzione della religione cristiana, sul concetto di Amore, di Perdono, di Compassione, sul vegetarianismo del compositore e sulla funzione catartica che l’Arte, a braccetto con una religione vera, ha sull’Uomo. È un discorso illuminante per capire meglio un capolavoro, unico nel suo genere, come è Parsifal. Utili anche le due Lettere, poste in appendice, che Wagner indirizzò a Mathilde Wesendonck annunciando la composizione della nuova opera mentre ne delinea i tratti, analizza e commenta, con qualche giudizio anche negativo, il poema di Wolfram e abbozza la personalità di alcuni personaggi, in particolare di Kundry, la misteriosa. Un’utile analitica Cronologia finale completa il lavoro.   

Parsifal e il segreto del Graal si fa leggere con passione ed entusiasmo, quasi fosse un romanzo, sempre ricco di occasioni per capire quanto grande sia stato per il suo tempo, e per la storia della Musica, questo meraviglioso dramma mistico. 


 

 Piero Mioli (storico della Musica, musicologo, Bologna)

Che può mancare alla bibliografia di Wagner, del Tristano in particolare? Nulla, nel senso della biografia, dell’analisi, della ricezione. Ma c’è un altro senso, che un tempo aveva avuto una certa fortuna e s’era perso: quello della ricostruzione poetica, della rilettura lirica, di un’interpretazione così profonda da far tutt’uno con l’ambiente, con l’autore, con l’opera. Così si muove il Tristan e Isolde, Il canto della notte di Adele Boghetich (che i nomi li vuole tedeschi ma la congiunzione italiana) per Zecchini editore: due cronologie, alla fine, danno conto della vicenda, doppia ma una, di Wagner che ama Mathilde von Wesendonck e compone, a suo modo “di getto”, l’immane poema musicale; quattro paragrafi iniziali introducono il lavoro, anzi la fatica dell’ispirazione, della concentrazione, della conclusione; tre paragrafi centrali riassumono e parafrasano gli atti della singolare Handlung (“azione” dove tutto succede dentro le anime, pochissimo fuori); e un altro paragrafo precipita verso la fine della vita dell’autore fra il tempio (Bayreuth) e la pura follia (Parsifal). Mille gli spunti di restituzione psicologico-artistica; e una la certezza, che Wagner avrà tradito Minna, la prima moglie (come avrebbe fatto con la seconda, Cosima), ma non Mathilde: la moglie di Otto Richard l’ha amata con tanta passione quanta onestà. 


 Guido Salvetti (musicologo, scrittore, storico della Musica, Milano)
Tristan e Isolde. Il canto della notte
è un libro che ho letto con attenzione e con piacere. Adele Boghetich arriva a Wagner dopo essersi occupata, con i precedenti quattro libri su Mahler, del “dopo Wagner”. Si accosta al Tristan guardandolo quindi dall’esito ultimo dell’Ottocento come il massimo capolavoro della fase decadente del Romanticismo allorquando, sul terreno letterario e filosofico, il musicista tedesco prende coscienza che la sua visione del mondo si è rovesciata: da una visione eroica a una visione in cui l’unico credo è accettare la tragica situazione del mondo e dell’uomo nel mondo, mentre paradossalmente – richiamando Schopenhauer – proprio “l’accettazione” diviene l’atteggiamento più eroico. 

L’approccio dell’autrice è un approccio contro corrente, un approccio “di servizio”: scavare, all’interno di una musica che si ama, per contestualizzare, per arricchire la lettura con tutto ciò che era nella mente di Wagner nel momento della genesi dell’opera. Con una penna ricca, direi suadente, l’autrice ci conduce alla narrazione del Tristan tra personaggi e partitura, sottolineando che il dramma vero è la Musica, che la sostanza e l’interiorità del dramma sono tutte nella musica, che ciò che appare è – come per Schopenhauer – solo l’apparenza del mondo mentre la Notte della musica incarna la sostanza del mondo e del messaggio di Wagner. E proprio alla notte sono qui dedicate bellissime pagine.

Il libro ha un percorso abbastanza singolare. Inizia con un racconto di accenni ordinati su quanto aveva fatto Wagner prima del Tristan; quindi affronta l’opera, con un’enorme attenzione al II atto, per poi fuoriuscirne per un percorso successivo illuminato dalla trasformazione della creatività di Wagner dopo il Tristan – soprattutto in riferimento alla conclusione della Tetralogia e al Parsifal – cogliendo nel segno il progetto artistico wagneriano, il mondo dei rapporti personali, le energie, l’arte. Anche la figura di Mathilde Wesendonk viene rivista e rivalutata senza giudizi o pregiudizi ma analizzando il vasto carteggio da cui si evidenzia una sorta di folgorazione amorosa che farà abbandonare nel lungo oblio Siegfried per costruire il grande “Inno all’Amore” in prospettiva nichilista, ma altamente simbolica, della Notte, della Morte, della morte dell’individuo nel Tutto universale. Una morte che rimanda all’Infinito. In questa visione, l’inno all’Amore è inno alla Morte, come l’autrice sottolinea richiamando, quale fonte letteraria e filosofica, gli Inni alla notte di Novalis, simbolo di una Notte in cui, in abbraccio universale, si annulla ogni barriera.

Un libro, dunque, che riporta alle sue giuste dimensioni un’avventura apicale dell’umanità.


Francesco Matarrese (filosofo)

Friedrich Nietzsche il 27 dicembre del 1888 spediva da Torino, all'amico Carl Fuchs, una lettera in cui definiva l'amatissima opera Tristan und Isolde di Richard Wagner "das eigentliche opus metaphysicum aller Kunst". E infatti il Tristan per il grande filosofo sarebbe rimasta per molto tempo l'unica opera capace di acquietare l'evento della morte, nel tempo del tramonto della metafisica.

E' giusto dunque chiederci: quale totalità organica, quale nuova grecità artistica, quest'opera prometteva? Wagner qualche anno dopo il Tristan, in Del dirigere,  scrisse che "solo l'esatta comprensione del melos dà anche l'esatto movimento". Dopo il crollo dello Jus Publicum Europaeum la Kultur tedesca sembrò effettivamente volersi muovere nel solco di una nuova ricerca di sovranità, ma ben sappiamo quanto questo progetto si sarebbe poi infranto nel novecento contro la dura realtà della storia.Tuttavia l'opera di Wagner continua, ancora oggi, a essere studiata e amata in tutto il mondo, malgrado il "fuori" di Tristan e Isolde sia un "oltrepassamento" teoreticamente e sopratutto storicamente impossibile. 

Il bel libro di Adele Boghetich Tristan e Isolde, il canto della notte, ci riporta su alcuni di questi problemi con una passione e una fedeltà al dato musicale che non può lasciare indifferente il lettore. Anzi, non può che spingerlo a riprendere l'opera, a riconsiderarla da nuovi e rinnovati punti di vista. Inoltrandosi infatti nella lettura del testo, capita di riuscire a seguire le grandi domande nicciane o schopenhaueriane su diversi piani che costantemente e felicemente slittano dal filosofico (lasciato giustamente sullo sfondo) al musicale. Ciò accade già dalle prime pagine quando l'autrice discute del "doloroso e sfuggente La". Poi il libro scorre, di capitolo in capitolo, analizzando puntualmente l'intera opera di Wagner e collocandosi in una misteriosa zona di mezzo tra musica e riflessione, nel rispetto dell'intenzione artistica profonda del grande musicista. Così ancora una volta la vita e la morte si incontrano nell'arte e ciò, come sappiamo, non finì di stupire lo stesso Wagner.

Ludwig Schnorr von Carolsfeld, bavarese nato a Monaco, tenne a battesimo l'opera il 10 giugno 1865, cantò Tristan quattro volte in sei settimane. Il  21 luglio sopraggiunse la sua morte, improvvisa e inaspettata. Un evento che lasciò sgomento Wagner. Solo il tenore eroico Lauritz Lebrecht Hommel Melchior riuscì a prendere il posto di Ludwig, accompagnato da due tra le più grandi Isolde di sempre, Frida Leider e Kirsten Flagstad. Leggendo questo libro ci sembra quasi di risentire la loro voce di vita (oltre la morte e forse oltre la Kultur) grazie alle efficaci traduzioni (di Adele Boghetich) dei versi più belli dell'opera.


Ettore Napoli (Storico della Musica, scrittore, Milano)

A chi una volta gli chiese quale dovesse essere la linea-guida di un uomo di teatro Verdi rispose: “Imitare la realtà è bene. Ma meglio, molto meglio, è inventare il vero”. Ed è proprio questo, il verosimile, ad avere spinto Adele Boghetich al suo quarto lavoro dedicato al mondo liederistico mahleriano che con quello sinfonico forma un indissolubile intreccio. Come la stessa autrice scrive nelle note al lettore del volume Gustav Mahler, Il Canto della Terra. All'ombra degli abeti, trattasi «di un immaginario racconto suddiviso in giornate, libero ma non arbitrario giacché quanto viene narrato prende spunto da fonti biografiche» allo scopo di «accompagnare il lettore nella genesi della composizione mahleriana», abbozzata nell’estate 1907, portata a termine nel 1909 e che il compositore non dirigerà mai (la prima avverrà a Monaco nel 1911, sei mesi dopo la sua morte, con Bruno Walter sul podio).   

Questo taglio di narrazione, appunto, libera ma non arbitraria, è il tratto distintivo di un lavoro che si pone sulla scia, ma in un contesto diverso, degli altri tre lavori della Boghetich sulla produzione liederistica di Mahler che, al contrario di questo ultimo, ne parlano da una prospettiva squisitamente saggistica.

Chiude il breve ma denso scritto, caratterizzato da una scrittura fortemente immaginifica, un elenco delle fonti alle quali si è rifatta l’autrice, tutte ben note al lettore specializzato ma che, come è stato fatto, è corretto indicare.


Corrado Pasquotti (Compositore, Docente di Composizione, Venezia)

Sono convinto che un buon libro sia sempre il risultato di un duro lavoro. Con Gustav Mahler, Il Canto della Terra di Adele Boghetich ho avuto la conferma.
La Coscienza di essere tutt'uno con la natura, come nella filosofia cinese taoista dove non esiste il conflitto tra spirito e natura, la ridondanza dei paesaggi altoatesini che si innestano ai frammenti della "vita" e ai testi dei poeti cinesi dei Lieder mahleriani in un continuo gioco caleidoscopico, trattato come una scrittura musicale, ci trascina in una realtà "onirica" da conquistare e riordinare. Da sottrarre al potere della morte.
Questo è un libro da leggere e rileggere più volte, per lasciare decantare e sedimentare il contenuto dentro di noi. Tuttavia le divisioni tra spirito e natura, mente e corpo, sono sempre più percepite come convenzioni linguistiche, incapaci di descrivere un mondo dove gli avvenimenti sono interdipendenti.
Il Comporre è una linea di confine tra materia e spirito. Suono e musica. Il suono è la legge dei mondi materiali e la musica la legge dei mondi spirituali. L'uno è la teoria delle creazioni finite, l'altra la teoria dell'infinito.


Larry Malping

Benedetto il volume che Adele Boghetich ha dedicato a Das Lied von der Erde di Gustav Mahler. La prima parte del volume, quella introduttiva, è straordinariamente utile per capire il compositore; ma è la seconda parte che è ancora più preziosa, perché l'analisi di ogni singolo Lied è di una chiarezza sbalorditiva. Ed è questo che io mi aspetto da un'esegesi musicale, soprattutto quando si ha a che fare con il “difficile” Mahler. Già l’Autrice mi aveva viziato (felix culpa!) con gli altri tre volumi dedicati ai Lieder del Nostro, prendendomi per mano e portandomi verso risultati insperati. Qui, però, nell'ultimo volume (G. Mahler, Il Canto della Terra. All'ombra degli abeti), c'è qualcosa in più rispetto agli altri tre, già di per sé pregevoli. L’Autrice ha scelto il racconto. Vero è che questa tecnica consente a chi narra una qualche licenza poetica assolutamente legittima, ma quello che ne vien fuori nel nostro caso è un ritratto di Mahler assolutamente credibile ed essa fa a tutti gli effetti diventare parte di noi il compositore, più di quanto non faccia un algido studio scientifico su di lui. Poi c’è l’analisi di ogni singolo Lied, con riferimenti preziosi a scrittori, filosofi, uomini di cultura che hanno influenzato in qualche maniera Mahler. L’analisi che l’Autrice propone è dettagliata ed è di grande aiuto, perché essa sviscera tutti i segreti della scrittura musicale di ogni singolo Lied. Voglio fare un esempio per chiarire meglio quanto intendo dire. Del Das Lied von der Erde io non riuscivo a capire il quarto Lied Della Bellezza. Non sapevo spiegarmi come mai l'orchestra iniziasse in modo così tenue ed impalpabile, poi all'improvviso il tutto diventasse drammatico, frenetico ed eccitato, con il contralto che sembrava con il canto correre a più non posso, per poi concludersi in una sfera di suono lievissimo. Le parole del Lied non spiegavano l’ambientazione del racconto. Ebbene, ora ho capito, grazie all’analisi molto puntuale e dettagliata della Boghetich! Ho ascoltato varie volte quel Lied, apprezzandolo molto più di prima ed ho scoperto la bellezza dell'orchestrazione e il senso coerente dell'insieme. Lo stesso ho fatto con gli altri, soffermandomi su ogni singolo Lied e riascoltandolo più volte, avendo sempre davanti a me il volume succitato della nostra Autrice. Ora, la composizione, che già io consideravo da tempo un capolavoro, mi appare chiara e ancora più preziosa: è come se un ottimo restauratore avesse tolto la patina lasciata dal tempo ad un affresco famoso e gli avesse restituito l'originale splendore. Infine, c'è un altro aspetto positivo che non debbo assolutamente sottacere (era presente anche negli altri tre volumi, ma qui, trattandosi di un racconto, è un "valore aggiunto"). Mi riferisco allo stile di scrittura, bellissimo, con un lessico molto ricco. La scrittura della Boghetich è poesia pura: scrive in un modo fantastico e il suo stile mi ricorda i grandi classici dell'Ottocento e del primo Novecento. Per me, un libro assolutamente da non perdere!


Grazia Zagariello (docente di Lingua e Cultura tedesca, Bari)

Ho letto con grande interesse l’ultimo libro di Adele Boghetich Gustav Mahler, Il Canto della Terra. All’ ombra degli abeti, un’opera straordinaria per lo stile assolutamente innovativo, che fonde la narrazione della genesi dell’opera di Mahler con l’esegesi musicale. Ma un altro aspetto che mi ha particolarmente affascinato è l’intreccio con i brani del Werther di Goethe, riportati in un’eccellente traduzione della stessa autrice. Come Werther, Mahler si immerge nella Natura e ne ricava forza ispiratrice, una Natura dapprima ridente e palpitante di vita, poi nemica e potenza devastante. Il libro si presta, dunque, ad una lettura a diversi livelli ed è questa una caratteristica in grado di coinvolgere e appassionare lettori di ogni genere, l'esperto conoscitore della musica mahleriana come il neofita. Ne consiglio vivamente la lettura!


 Maria Cristina Ansoldi (docente di Lingue e Letterature straniere, cultrice di Poesia, Padova)

Il libro di Adele Boghetich Gustav Mahler, Il Canto della Terra. All'ombra degli abeti mi è stato donato quando l'Autrice lo ha presentato nella mia città, Padova. Già durante la presentazione mi resi conto che doveva essere un libro singolare. Infatti non è solo un saggio ma qualcosa di più: è una guida appassionata per addentrarsi nel mondo e nell'opera di Mahler, musicista che avevo sempre considerato troppo difficile da capire per poterlo apprezzare.

Nei primi capitoli del lavoro viene presentato Mahler compositore, ma anche “l'uomo Mahler”, con tale empatico calore che soffri con lui, partecipi alle sue delusioni, alle sue passioni, alle sue sconfitte proprio perché il taglio non è quello di un saggio tecnico ma c'è tutto l'impianto di un romanzo avvincente. È lontana da queste pagine la freddezza dell'esperto esegeta musicale: il Canto della Terra - All'ombra degli abeti è sì un saggio ma nello stesso tempo è una biografia, una raccolta di poesia, una storia avvincente, un romanzo appassionante scritto da un'esperta musicologa, sensibile e, perché no, superba romanziera.

Adele Boghetich scrive molto bene; é chiara, esauriente, interessante e sa mantenere alto il pathos della storia come sa fare un narratore di razza. La scrittura è coinvolgente e porta il lettore a condividere i sentimenti e le forti emozioni provate da Mahler stesso nella apparente quiete della montagna, così che riviviamo con lui la sua onirica percezione della Natura.

Nella seconda parte l'Autrice segue una procedura molto particolare: analizza i singoli Lieder (che hanno come testo antiche liriche cinesi arricchite da apporti dello stesso Mahler) con accurate osservazioni che illustrano e agevolano di molto l'ascolto dell’opera.

Un libro da leggere e da ascoltare insieme, un libro che consiglio vivamente!


Angela Tripoli (pittrice)

È' un intenso rapporto empatico quello di Mahler con la natura. La sua musica è pittorica, cattura i colori, i suoni, i fruscii e le suggestioni dei paesaggi a lui cari in simbiosi perfetta.
Il libro di Adele Boghetich sul Canto della Terra è un immersione totale in un mondo magico, fatto di cime rocciose ricche di rosse pennellate al tramonto, di giardini fioriti di rododendri, di spazi infiniti, di boschi diafani dalle mille sfumature di verdi e di irreali colline.
È' una tavolozza tessuta di incanto, sogno, poesia.


Fiorella Sassanelli (musicologa, giornalista)

Non occorre essere musicisti, né conoscere Mahler né tantomeno il suo Canto della terra per avvicinarsi all’ultimo libro di Adele Boghetich. Tutto si compie in assoluta naturalezza; infatti i primi due capitoli immergono quasi per magia il lettore nel mondo mahleriano. Nessuno può prevedere la semplicità con cui dalla narrazione delle prime pagine si arriva al cuore di una delle composizioni ultime di Mahler. Perché questo libro è un viaggio spirituale nella musica e nei luoghi del compositore viennese. Appassiona il musicologo, il dilettante, l’uomo di lettere e anche il semplice curioso. Quando finisce, perché finisce troppo presto, non si può che ricominciarlo, per gustarsi qualche perla che si è persa nella foga della lettura.